NORMA ANTI-BURQA A BERGAMO: FRA ALIBI E DISCRIMINAZIONI

Lo scorso giugno il Consiglio della Prima Circoscrizione cittadina di Bergamo ha approvato la proposta, che prevede l’introduzione nel regolamento della Polizia locale (la cui approvazione - in discussione da mesi - è prevista non prima della prossima primavera), di una sanzione destinata alle donne che circolano per le strade indossando burqa e niqab.

UIL Bergamo manifesta il proprio disappunto verso un’azione che vuole invocare la parità di genere (il testo in discussione infatti parla di “pseudo giustificazioni che riflettono una certa mentalità di inferiorità della donna rispetto all’uomo”) affermando l’imparità etnica, che i governi avrebbero invece il dovere di condannare e combattere. Nello stesso testo infatti i soggetti in questione vengono ribattezzati col poco corretto termine di “figuranti”, che lede indiscutibilmente la dignità di una tradizione, che non è necessariamente da condividere o accettare, ma da rispettare entro i limiti che le norme italiane determinano.

Ci si chiede dunque se venga considerata una gerarchia fra le discriminazioni - se quindi il rispetto della donna abbia la priorità sul rispetto dello straniero - o se il provvedimento miri ad un’ulteriore azione volta al mantenimento di un clima del sospetto verso la popolazione immigrata.

UIL Bergamo condanna in egual modo ogni forma di disuguaglianza sociale, ricordando l’art.21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea secondo cui “è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l´origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l´appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l´età o le tendenze sessuali”.

A rafforzare la posizione di Lega e PDL è l’esistenza della legge 152 che per ragioni di sicurezza impone il riconoscimento della persona. Si ricorda che trattasi di una norma scritta nel 1975 - durante gli anni di piombo - che si rifaceva ad un clima politico manifestamente ostile. Se, in questo caso, le ragioni che spingono a questo provvedimento fossero riconducibili alla tematica della sicurezza, sarebbe sufficiente fare in modo che una legge tuttora applicabile, venga rispettata.

L’ambito di applicabilità di una norma dev’essere esteso a chiunque, pertanto non può essere equanime il riferimento all’utilizzo di burqa o niqab, perché tendenzioso e volto all’individuazione di una minoranza di destinatari della norma, quando invece la questione dovrebbe riguardare tutti i cittadini indistintamente.

Si chiede dunque di applicare la legge 152 o – se si intende attualizzare il problema - una nuova norma, che sanzioni chiunque renda difficoltoso il proprio riconoscimento, evitando di determinare un gruppo di presunte imputate.   

Un’azione mirata alla sola colpevolizzazione degli immigrati non può far altro che generare nell’opinione pubblica una sempre più marcata tendenza all’intolleranza.

Si sollecita dunque l’impegno verso politiche mirate alla risoluzione di problemi di ordine pubblico e non che alludano a mere questioni di ordine politico.