LAVORO, IN LOMBARDIA CRESCONO LE AZIENDE NON IN REGOLA. CICERONE: “DOTARE GLI ORGANI ISPETTIVI DI MEZZI E PERSONALE”

Sono state 18mila 262, secondo i dati forniti dalla Direzione generale per l’attività ispettiva, le aziende controllate nel 2008 in Lombardia, il 2,71% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 10.517 sono risultate non in regola con le normative vigenti (+4,83% in confronto con il 2007) perché davano lavoro a 25.798 dipendenti irregolari, 6.211 dei quali totalmente in nero (+9,35% rispetto ai 12 mesi precedenti). “Purtroppo – osserva il segretario generale della Uil di Bergamo, Marco Cicerone – non abbiamo ragione di ritenere che, dal punto di vista delle percentuali, la situazione nella nostra provincia sia difforme. Anzi, se consideriamo che la maggior parte dei provvedimenti (1.535) ha riguardato il settore dell’edilizia, molto radicato sul nostro territorio, i motivi di preoccupazione aumentano. Ci troviamo di fronte a numeri che dimostrano quindi come il sommerso sia ancora una metastasi, tanto più pericolosa quanto più estesa in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando. Il ricorso alla manodopera in nero, infatti, non fa altro che falsare la concorrenza, rischiando di colpire ancora di più le imprese sane”.
Secondo Cicerone, che ricorda come proprio l’Inps, la scorsa settimana, abbia diffuso dati su 758 realtà risultate non in regola nel 2008 su 758 sottoposte a verifiche, “non si può pensare di abbassare la guardia nei confronti di un fenomeno che produce violazioni di diritti e di tutele. Occorre, dunque, persistere nella lotta ai fenomeni di fittizi rapporti di lavoro e di elusione contributiva”. Un richiamo specifico, quest’ultimo, relativo al rischio che, con i tagli all’attività ispettiva prospettati dal Governo per il 2009 (in Lombardia si prevede una diminuzione dei controlli del 33,7%, pur se in nome di una “maggiore qualità”), la sacca dei lavoratori in nero o irregolari aumenti ulteriormente. “In un momento di crisi come questo – conclude Cicerone – in cui invece si cerca di estendere le tutele a chi ne è privo, non si deve arretrare. Bisogna, invece, intensificare i controlli, dotando di maggiori strumenti e di maggior personale le strutture competenti alle ispezioni. Insieme, però, occorrono politiche per rendere competitivo il lavoro regolare anche attraverso la cultura della legalità e il rispetto delle regole”.